Quando fuori la temperatura cala, chi ha una stufa a pellet sa bene quanto diventi una lotta quotidiana gestire il riscaldamento in casa. Un sacco da 15 kg, quant’è che può durare davvero? Non solo una curiosità pratica: è un punto chiave per mettere in ordine le spese e non rimanere al freddo. Il consumo cambia molto, a seconda della potenza della stufa, del clima in cui si vive – magari dalle parti di Milano – e da quanto tiene il caldo la casa. Chi usa il pellet lo capisce al volo: tenere in mente questi dettagli aiuta a non rimanere mai senza riscaldamento, specie durante le giornate più rigide. Regolare come si usa la stufa, quindi, aiuta a evitare sprechi e a mantenere la casa accogliente senza spendere troppo.
Il rendimento delle stufe e l’impatto sull’uso quotidiano
Oggi, le stufe a pellet tirano fuori un rendimento energetico che può toccare anche il 95%. Tradotto? Quasi tutta l’energia del pellet diventa calore a disposizione. C’è però da dire che questo dato non si può prendere come assoluto: conta molto come si usa la stufa. Usandola al massimo, ad esempio, un sacco da 15 kg finisce in circa 10 ore, roba tipica se si tiene accesa per riscaldare un ambiente grande o durante un’ondata di freddo intenso. D’altro canto, scegliendo una modalità eco o potenza bassa, il pellet può durare fino a 40 ore, distribuendo un calore tranquillo e continuo.
Non va poi sottovalutato un aspetto spesso ignorato: le differenze tra le case. Un appartamento piccolo o ben isolato richiede meno energia, e quindi consuma un po’ meno pellet. Anche la qualità del combustibile conta: pellet certificati, asciutti e con poche ceneri, garantiscono una combustione più pulita e vanno più lontano. Dettaglio non da poco, visto che fanno durare anche la stufa, limitando la manutenzione. Chi vive in città, per esempio, sa quanto conta questa cosa: un pellet di qualità mantiene la stufa efficiente e riduce la frequenza delle pulizie o delle riparazioni.

Come l’isolamento della casa influenza il consumo di pellet
Per capire bene quanto dura un sacco da 15 kg serve guardare il fabbisogno termico della casa. Indicativamente, ogni 10 metri quadrati richiedono circa 1 kW di potenza termica. Una casa di 100 metri quadrati in una zona fredda come il Nord Italia potrebbe aver bisogno di una stufa tra 8 e 10 kW. Se invece si vive in climi più miti o in case ben isolate, bastano stufe da 4 a 6 kW, più o meno. L’isolamento termico, perciò, fa la differenza: un edificio costruito seguendo standard recenti – pensiamo alla normativa RT 2012 – trattiene meglio il calore, a fronte di strutture vecchie con serramenti scadenti o muri poco isolati, situazione ancora frequente in tante città italiane.
Parlando chiaro: in case ben coibentate un sacco di pellet dura pure il doppio rispetto a quelle con grande dispersione termica. Ecco un aspetto spesso sottovalutato da chi semplicemente accende la stufa, senza valutare le caratteristiche dell’abitazione. Poi, se ci si mette a regolare bene il riscaldamento, per esempio con un termostato programmabile che calibra la potenza in base all’orario e alla temperatura desiderata, si evitano sprechi. Un’altra cosa da non dimenticare? La manutenzione regolare della stufa, in particolare pulire il braciere e i condotti. Un impianto tenuto a puntino funziona meglio, senza sprecare pellet a causa di cicli a intermittenza o potenze troppo alte.
Nelle case italiane, negli ultimi tempi, si fa sempre più attenzione a un riscaldamento a pellet efficiente e consapevole. Non basta comprare la stufa più potente o il pellet più economico: il vero risparmio viene da come si usa l’impianto e dalla qualità generale. Insomma, quanto dura il pellet e quanto si spende? Dipende davvero da molte cose.