Ogni giorno, nelle case italiane – specie dalle parti di Milano e del Nord Italia – si parla spesso con un po’ di ansia e confusione di colesterolo alto. In cucina e a tavola, termini come “colesterolo cattivo” e “colesterolo buono” sono ormai di uso comune, ma capire davvero come questi grassi si muovono nel sangue e cosa comportano per il rischio cardiovascolare non è roba semplice. Un dettaglio spesso ignorato riguarda l’origine stessa del colesterolo: buona parte non arriva dal cibo, bensì viene prodotta dal fegato. Questo spiega il perché non basta solo tagliare i grassi nella dieta, serve molto di più – abitudini alimentari corrette, movimento e magari un aiuto medico quando serve davvero.
Il ruolo del colesterolo e i limiti delle statine
Nel sangue il colesterolo si presenta con forme diverse, principalmente LDL e HDL. L’LDL, spesso chiamato “colesterolo cattivo”, ha il compito di portare il colesterolo alle cellule, ma se si accumula troppo – badate bene – tende a depositarsi lungo le pareti arteriose formando placche aterosclerotiche. Queste ultime ostacolano il flusso sanguigno, aumentando così il rischio di infarti o ictus. Dall’altro lato, l’HDL fa un po’ da “spazzino”: raccoglie il colesterolo in eccesso e lo riporta al fegato, per poterlo eliminare. Ecco perché alti livelli di HDL sono spesso sinonimo di protezione per il sistema cardiovascolare.
Negli ultimi tempi, le statine sono diventate la terapia più comune per abbassare l’LDL. Questi farmaci dimostrano di ridurre gli eventi gravi, ma non sono la panacea: non mancano effetti collaterali, come dolori muscolari o qualche problema di funzionalità epatica, che richiedono controlli e cura medica continua. Spesso, prima di arrivarci, i medici provano a intervenire sullo stile di vita con diete equilibrate, movimento e gestione dello stress. Se questi metodi non funzionano, allora sì, si pensa alle statine.
Come l’alimentazione gioca un ruolo chiave
Eliminare i grassi dalla dieta pensando così di risolvere tutto? Un errore piuttosto comune, ma per niente semplice. Conta di più la qualità di ciò che si mangia. Nutrienti come le fibre solubili, gli omega-3 e gli steroli vegetali svolgono un’azione concreta su LDL e HDL. Li troviamo in alimenti come legumi, pesce azzurro, noci, semi e alcune verdure a foglia verde – insomma, roba sana e già diffusa. Puntare su questi elementi aiuta a migliorare il profilo lipidico senza dover imporre diete drastiche, un approccio più equilibrato e che – diciamolo – si riesce a mantenere nel tempo.
Non solo cosa si mangia ma anche come: porzioni giuste e tempi lenti al momento del pasto aiutano a evitare di strafare o di cadere in scelte poco consapevoli – dettaglio che chi vive in città conosce bene. Serve pure limitare grassi saturi e trans, soprattutto quelli nascosti negli alimenti industriali o nei fast food, e fare attenzione agli zuccheri semplici, riconosciuti ormai come nemici della salute cardiovascolare. Queste attenzioni, insieme a uno stile di vita attivo, giocano un ruolo notevole nella prevenzione.

Stile di vita: l’effetto dell’attività fisica, stress e sonno
Una dieta equilibrata non basta, serve anche muoversi regolarmente. Le linee guida consigliano almeno 150 minuti a settimana di esercizio aerobico moderato: camminate veloci, nuoto o bicicletta – pratiche semplici e alla portata di molti. L’attività fisica aiuta a innalzare l’HDL e a mantenere un peso sano, fattori importanti per tenere a bada i livelli di colesterolo. Chi abita nelle grandi città – specie d’inverno – nota spesso una riduzione del movimento, un fatto non da sottovalutare se si vuole restare in forma.
Non basta il movimento: lo stress e la qualità del sonno incidono parecchio. Attività rilassanti – dal yoga alla meditazione, passando per esercizi di respirazione – possono davvero limitare la pressione emotiva, un aspetto spesso ignorato nella frenesia cittadina. Anche evitare il fumo e bere poco alcol aiuta a proteggere il cuore e i vasi sanguigni da danni aggiuntivi.
Un controllo regolare del colesterolo con esami del sangue e un confronto periodico con i medici sono la chiave per modulare nel tempo le strategie adottate. Sempre più italiani scelgono un approccio personalizzato che mette insieme prevenzione, alimentazione e medicina, per prendersi cura del cuore lungo tutti gli anni che vengono.