Non arriva mai all’improvviso, il segno del tempo sulla pelle: si insinua piano piano, quasi senza che ce ne accorgiamo. Superati i 35 anni circa, la pelle comincia a diventare più sottile – colpa di una sostanza che lentamente diminuisce: il collagene. Questa proteina, che possiamo considerare la struttura portante della pelle, aiuta a mantenere tonica e compatta la superficie cutanea. Ogni anno, purtroppo, il nostro corpo ne produce un po’ meno rispetto a quello che consuma, con un calo stimato intorno all’1%. Quindi? Il risultato si vede sul viso, meno sodo, con lineamenti meno definiti e un cedimento che arriva piano. Chi abita in città, o magari dalle parti di Milano, nota tutto questo più intensamente – l’aria inquinata e lo stress quotidiano fanno la loro parte.
Dietro a questi cambiamenti c’è un rimodellamento dell’ecosistema del derma, quello strato intermedio dove il collagene crea una sorta di rete tridimensionale a sostegno della pelle. Non è solo lui, però: al suo fianco lavorano sostanze come l’elastina – che dona elasticità – e l’acido ialuronico, che trattiene l’acqua. Quando il collagene cala, tutto il sistema rallenta: la pelle perde non solo spessore, ma anche la capacità naturale di rigenerarsi e restare compatta. L’idea è semplice: mantenere livelli dignitosi di collagene serve a tenere un aspetto sano e vitale.
Ma perché il collagene diminuisce? Non è solo questione di età. Anche fattori esterni e abitudini di vita influenzano molto: il sole senza protezione, lo stress e una dieta sbilanciata possono accelerare il processo. Chi si prende cura di sé, con attenzione a questi aspetti – la protezione dai raggi UV, un’alimentazione equilibrata – riesce a rallentare la perdita. Insomma, la battaglia non è persa: il corpo, se aiutato, può ancora produrre collagene e mantenere una pelle più resistente e luminosa più a lungo.
Cos’è il collagene e perché è così cruciale per la pelle
Il collagene è la fibra proteica più diffusa nei tessuti umani e, sulla pelle, ha un ruolo pesante. Nel derma, la sua funzione assomiglia a un’armatura che sostiene la struttura e conferisce densità, mantenendo la cute ferma e tonica. Insieme a lui, l’elastina dona elasticità e l’acido ialuronico trattiene l’umidità – ingredienti essenziali per un viso giovane e sano. Quel delicato equilibrio tra queste sostanze determina, in buona parte, l’aspetto della pelle.
Intorno ai 30-35 anni, succede qualcosa: la produzione di collagene rallenta. I fibroblasti – le cellule che lo sintetizzano – calano la loro attività, mentre alcune proteine, le metalloproteinasi, aumentano e degradano più rapidamente le fibre esistenti. Ne nasce un deficit: il corpo consuma più collagene di quanto ne produce, e questo alla lunga si traduce in un indebolimento che diventa visibile, soprattutto sul volto. Se si vive in una città grande, come Roma o Torino, i danni si notano prima – lo smog e lo stress urbano aggravano la situazione, ormai non è una sorpresa.
Il collagene non resta fisso come quantità: invecchiando diminuisce, certo, ma anche le scelte quotidiane creano la differenza. Una dieta povera, il fumo o l’esposizione al sole senza precauzioni, per esempio, fanno male alla pelle e accelerano la sua perdita di tono. Ecco perché chi vuole mantenersi giovane deve fare attenzione – collagene e stile di vita sono legati a doppio filo, qualcosa che la scienza ribadisce sempre più spesso.

I segnali della pelle che indicano la perdita di collagene e come intervenire
Come si capisce se il collagene diminuisce? I segnali a volte sono sottili ma ci sono: la pelle perde il tono, diventa meno compatta, cominciano a spuntare le prime rughe sottili – e quella sensazione di elasticità che prima c’era, svanisce. Tutto questo indica che la pelle sta diventando meno resistente e non ripara come dovrebbe in caso di danni. Chi segue una routine di cura conosce bene questi cambiamenti e può intervenire in tempo – la differenza sta proprio lì.
Un approccio efficace parte sempre dall’interno. Una dieta ricca di proteine di qualità – come quelle presenti in carne, pesce, uova e legumi – porta al corpo gli acidi aminici fondamentali, come glicina e prolina, necessari a costruire collagene. Anche la vitamina C, che troviamo negli agrumi e frutti di bosco, svolge un ruolo nel proteggerlo dall’infiammazione e aiuta a formare il tessuto connettivo. Chi vive in città con alto livello di smog sa quanto può aiutare fare il pieno di questi nutrienti.
Alcune volte può essere utile ricorrere a integratori di collagene idrolizzato, che offrono peptidi facili da assorbire e stimolano la creazione di nuove fibre. E per chi preferisce un aiuto medico? Tecniche come il microneedling, la radiofrequenza o le iniezioni di biostimolatori lavorano sulla rigenerazione dei fibroblasti, aumentando la produzione di collagene. Questi trattamenti stanno diventando più comuni soprattutto nelle grandi città, dove l’ambiente più aggressivo lascia il segno.
Riattivare il collagene non si fa con un solo gesto: serve un approccio a più step, un mix di scelte alimentari sagge e cure della pelle mirate. Nel Nord Italia, in particolare, si nota una crescente attenzione a queste strategie – forse un segno che si sta prendendo sul serio l’impatto di inquinamento e stile di vita sulla pelle. La rigenerazione cutanea può sembrare difficile ma, con metodo e costanza, non è affatto impossibile.