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Nel cuore pulsante di Izmir, una città moderna che si affaccia sul Mar Egeo, è stata portata alla luce una testimonianza del suo passato antico: Smirne. Sotto le vie affollate e i quartieri che oggi sembrano comuni, un mosaico è rimasto intatto, svelando simboli carichi di significati profondi. La scena si svolge in una sala pavimentata con il noto Nodo di Salomone, un motivo geometrico da sempre legato all’idea di connessione tra umano e divino; spesso usato come scudo contro il malocchio e le avversità. Questa scoperta, emersa in un’area ricca di stratificazioni storiche, apre finestre nuove sul modo in cui gli spazi urbani venivano simbolicamente utilizzati nel corso dei secoli, proprio qui, dove le epoche si mescolano senza soluzione di continuità.
Il ritrovamento lungo la via nord dell’agorà di Smirne
La campagna di scavo si concentra sull’antica Via Nord dell’Agorà, il cuore pulsante dell’antica Smirne. Grazie a un progetto promosso dal ministero della Cultura, è stata riportata alla luce una stanza piuttosto contenuta — circa 3x4 metri — con un pavimento a mosaico quasi perfetto. Al centro spicca il Nodo di Salomone, incastonato in pannelli a figure geometriche e ornamenti vegetali. Una scoperta rara, anche perché segna il primo mosaico rinvenuto nella zona dopo quasi settant’anni di ricerche.
Ancora non c’è certezza sull’edificio a cui questa sala apparteneva: c’è chi ipotizza una funzione privata, magari una tipica abitazione, mentre altri suggeriscono un uso pubblico, databile fra il IV e il VI secolo d.C. Stare al passo con questo dettaglio ci aiuta a capire quanto intensa fosse l’attività urbanistica e commerciale nell’area durante l’epoca tardo-romana e bizantina — ed è un aspetto spesso trascurato rispetto ad altre parti di Izmir. Chi oggi cammina per la città incrocia segni di una storia stratificata, che meriterebbe più attenzione.

Il simbolismo del nodo di Salomone e la continuità della città
Al centro del mosaico, il Nodo di Salomone non è solo decorazione. Due anelli intrecciati: un simbolo noto nel Mediterraneo fin dalla tarda età romana, presente in edilizi come ville, sinagoghe e chiese paleocristiane. Poi, ha attraversato l’arte bizantina e islamica, assolvendo spesso a funzioni protettive e armonizzanti, pensate per tenere lontane gelosie, invidie e malocchio.
Nel mosaico smirneo, il Nodo è accompagnato da piccoli elementi a forma di croce e decorazioni ornamentali che parlano della complessità culturale e religiosa di questa città durante un periodo di grandi trasformazioni. Curiosità notevole: nel XIX secolo la stessa sala è stata riutilizzata e integrata in nuove costruzioni, senza distruggere la pavimentazione originale. È un dettaglio non da poco, nostalgico quasi — perché indica un uso urbano che rispettava la storia, conservando funzioni sanitarie o abitative nel tempo.
Così Izmir ha mantenuto una trama urbana vitale, stratificando periodi diversi dall’ellenismo al periodo romano, dal bizantino all’ottomano e fino ad oggi. Il Nodo di Salomone emerge come simbolo concreto di come arte, fede e vita quotidiana si siano intrecciati trascinandosi dietro una presenza viva nella città.
Scavi in corso e il futuro della memoria archeologica di Izmir
Gli scavi proseguiranno nel corso dell’anno, con archeologi che puntano a scoprire altre stanze legate a questa sala mosaico, per arricchire la conoscenza su Smirne. Ogni ritrovamento aggiunge tasselli fondamentali per decifrare la complessa identità di questo luogo che ha saputo reinventarsi senza perdere il filo della sua memoria antica. Chi oggi visita Izmir cammina sull’orlo del passato e del presente, tra modernità e reperti che aspettano ancora di essere scoperti.
Le tracce dell’Agorà, le vie romane e reperti come questo mosaico trasformano Izmir in una meta importante per il turismo archeologico nel Mediterraneo. Qui la storia è viva, si conserva, si racconta — e invita chi guarda a scoprire una città che, da più di duemila anni, incarna un crocevia culturale e spirituale senza eguali.
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